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DON GIANFRANCO REDAELLI

UN FECONDO MINISTERO PASTORALE

   

Don Gianfranco Redaelli è nato a Carate Brianza il 1° agosto 1931. Il cammino percorso dal giovane seminarista è stato simile a quello di tanti altri compagni di vocazione, ma sostenuto da una ferma volontà e da una profonda fede, della quale, col suo esempio e col suo profondo affetto. ebbe tanta parte la madre, che i parrocchiani hanno avuto la fortuna di conoscere nei molti anni della sua vita vissuti accanto al figlio parroco.

 

Ordinato sacerdote il 26 giugno 1955 dall’allora Arcivescovo Mons. Montini, Don Redaelli fu inviato a svolgere la funzione di Vicerettore nel Collegio Vescovile di Lecco, per poi essere trasferito come vicario parrocchiale nella chiesa di S. Paolo Apostolo in Milano dove rimase fino al 1966, anno in cui passò a Sesto S. Giovanni, nella parrocchia di S. Giuseppe, sempre come vicario parrocchiale. Si deve all’ottimo lavoro svolto con estrema intelligenza e sensibilità nella parrocchia cittadina di via XX settembre, se nel 1974 il Cardinale Giovanni Colombo lo chiamava ad occupare il posto lasciato vacante da tempo da Don Milani nella parrocchia di S. Maria Nascente a Cascina Gatti, parrocchia di non facile gestione, collocata in un quartiere socialmente difficile ed in grande espansione demografica.

Nominato ufficialmente il 20 agosto, Don Gianfranco iniziò il suo ministero pastorale l’8 settembre in occasione della festa patronale, nel corso della quale fece il suo ingresso in parrocchia, di cui peraltro prese possesso formale solo il 9 novembre, alla presenza del Vicario Episcopale, Mons. Aldo Mauri, dei sacerdoti nativi della parrocchia, Don Sergio Vegetti e Don Rino Valente, e del vicario Don Antonio Caldirola. Diversamente che per il passato, Don Gianfranco rifiutò festeggiamenti e particolari cerimonie in quell’occasione, pretendendo che tutto avvenisse nella più totale semplicità e rompendo così con una tradizione non più condivisibile.

 

 

Una delle ragioni, se non la principale, della sua nomina a parroco di Cascina Gatti, risiedeva nel progetto a lui espressamente affidato dal Cardinale Colombo di costruire una nuova chiesa nel popoloso quartiere. Progetto che sappiamo puntualmente realizzato... e nessuno potrà mai negare a Don Gianfranco il riconoscimento di questo straordinario merito. La nuova chiesa di via Carlo Marx, sempre affollata da un gran numero di fedeli, è altresì testimonianza delle accorte vedute di Don Redaelli che, pur dopo non poche comprensibili iniziali esitazioni a causa della straordinaria rilevanza del progetto e dell’impegno ad esso connesso, aveva acquisito la certezza che solo avvicinando la liturgia alla numerosa schiera dei fedeli poco propensi a frequentare la vecchia chiesa, sentita come la chiesa degli abitanti del vecchio quartiere, avrebbe visto il numero dei praticanti ampliarsi. Don Gianfranco ha vinto così la sua battaglia, perché sapeva che solo riportando alla pratica, anche quotidiana, i tanti fedeli assenti dalla liturgia, era possibile attuare quella catechesi, in assenza della quale la frequenza alle cerimonie rimane un gesto formale, insufficiente alla rigenerazione spirituale ed alla interiorizzazione dei fondamentali valori della fede. 

 

Non è certamente semplice riassumere in poco spazio il complesso quadro dei percorsi lungo i quali ha operato l’azione pastorale di Don Redaelli,  che nel corso dei suoi trentadue anni di cura pastorale, ha profuso tutte le sue energie per costruire una comunità di fedeli viva ed unita, gestendo con saggezza e perizia la transizione tra il vecchio tessuto culturale del quartiere, ancora legato alle tradizioni locali, e il nuovo, assai più complesso per gli apporti differenziati della popolazione insediatasi negli anni recenti. Don Gianfranco, in questa prospettiva, ha saputo circondarsi di una assai ampia schiera di collaboratori provenienti dal laicato locale i quali, nella ferma volontà e nella determinazione del pastore, hanno trovato i necessari stimoli per un impegno costante al suo fianco nella gestione della complessa e faticosa attività della parrocchia. I Consigli pastorali succedutisi negli anni, hanno operato, grazie alle varie commissioni, di concerto col parroco, ottenendo risultati che sarebbe scorretto ignorare o sottovalutare.

 

Il fondamentale rapporto fra sacerdoti e famiglie ha poi trovato nelle visite natalizie uno strumento davvero eccezionale per l’approfondimento delle conoscenze e per colmare quel vuoto fra istituzione e comunità che in passato era parso caratterizzare la parrocchia. La grande quantità delle adesioni da parte delle famiglie (occorre infatti ricordare che solo su richiesta delle stesse i sacerdoti vi si recano per il colloquio e la benedizione) ha infatti dimostrato la validità dell’iniziativa alla quale è affidato un compito fondamentale e irrinunciabile, volto all’apertura sociale e culturale, aperto a quella sollecitudine verso tutti i fedeli, ma in particolare verso i più bisognosi di attenzione e di aiuto sia sul piano spirituale che materiale. In questa prospettiva si spiegano: l’iniziativa messa in atto nel 1978 di un’inchiesta sui bisogni della comunità parrocchiale, attuata dalla Caritas parrocchiale di concerto con la Caritas diocesana; la recente realizzazione della Casa di accoglienza “Sunem”; la creazione del “Centro di ascolto” e l’ampliamento dell’attività esercitata dalla Opera Caritativa “S. Vincenzo”.

 

Energie in grande quantità Don Gianfranco ha profuso nello sforzo di preparare alla vita matrimoniale le coppie dei fidanzati che hanno optato per le nozze consacrate in chiesa. È questa un’opera sistematica che da oltre trent'anni viene realizzata con la collaborazione di coppie di sposi che affiancano ed anche sostituiscono l’attività del parroco, offrendo ai giovani la loro esperienza di vita vissuta: a questa iniziativa Don Redaelli ha sempre riconosciuto un’importanza fondamentale sul piano propedeutico. Più di una volta è capitato a chi ora è impegnato nella stesura di queste pagine e che ha partecipato, in quanto collaboratore di quei corsi, anche alla liturgia matrimoniale che Don Gianfranco intende sempre celebrare personalmente,  di rendersi conto dei sentimenti di stupita ammirazione dei moltissimi tra coloro, parenti ed amici degli sposi, che a quelle liturgie nuziali hanno avuto la fortuna di presenziare, cogliendone l’intensa e straordinaria novità. Questo è segno che alle funzioni liturgiche Don Redaelli non ha mai inteso riservare una rilevanza puramente formale, ma le ha sempre considerate uno strumento unico e insostituibile per attuare quel connubio fra rito e quotidianità del vivere che sembra essere la prima e più elementare forma di catechesi, sull’importanza della quale egli  ha sempre espresso la sua incrollabile convinzione, attuando incontri mirati nel corso dei tempi forti dell’anno liturgico, quali l’Avvento e la Quaresima, affidandosi, quando necessario, anche ad esperti predicatori, invitati appositamente in parrocchia.

 

La quale catechesi, secondo gli intendimenti di Don Gianfranco, doveva essere vissuta ed alimentata anche all’interno dei rapporti interfamiliari, mediante incontri costanti tra parrocchiani impegnati a confrontarsi con la parola di Dio presente nelle pagine della Scrittura. L’esperienza dei “Gruppi del Vangelo” ha aperto la strada agli odierni “Gruppi di ascolto”, meglio conosciuti come “Cellule di evangelizzazione”, nelle quali Don Redaelli ha sempre riposto una fiducia totale, considerandole il mezzo più idoneo a trascinare sulla via della fede chi di questa fede è alla ricerca o chi ne vive la dimensione in modo troppo debole e poco convinto (e grande è stato l’impegno che il parroco ha profuso nella preparazione degli incontri mensili dei vari gruppi che operano in parrocchia).

 

Grande attenzione - non va dimenticato - Don Gianfranco ha riservato al tema dell’ecumenismo, considerato giustamente uno dei cruciali del nostro tempo, in quanto esso appare un percorso quasi obbligato per il futuro delle confessioni cristiane. A questo scopo ha allacciato rapporti di amicizia e collaborazione con la “Chiesa Cristiana Avventista  del 7° giorno” che opera anch’essa nel quartiere, trovandovi valida risposta.

 

 

Ora l’apostolato di Don Redaelli è giunto alla sua conclusione con la parrocchia ed i parrocchiani. Il lavoro da lui svolto è stato enorme sia sul terreno della quantità che su quello della qualità e la Parrocchia ha ormai la sua impronta, quella di una pastore che ha fatto della sua vita un servizio a Dio e alla gente, seminando con generosità amore, umanità, bontà, saggezza ed intelligenza.

 

“Ut sementem feceris, ita metes” (“mieterai a seconda di ciò che avrai seminato”) : è questo un antico proverbio che celebra l’uomo come responsabile delle proprie azioni  e che compare, in questa lapidaria formulazione, nel “De Oratore” di Cicerone. È concetto questo entrato anche nella cultura cristiana, se S. Paolo così si esprime nella Seconda Lettera ai Corinzi (9, 6): “Hoc autem dico: qui parce seminat, parce et metet: et qui seminat in benedictionibus, de benedictionibus et metet”   (“questo dunque vi dico: chi semina scarsamente, scarsamente anche raccoglierà: chi semina con larghezza, con larghezza anche raccoglierà”)... e Don Redaelli tutto questo l’ha sempre saputo.

 

Riassumere in pochissime pagine l’opera di un sacerdote sia dal punto di vista umano che da quello, assai più importante, di guida spirituale, non è stato facile. Sappiamo che la funzione di un parroco, al quale il Vescovo conferisce il compito gravoso e delicato della cura delle anime di una parrocchia, è oltremodo ardua e impegnativa, ma  sappiamo anche, per averlo tutti sperimentato nelle cose, che Don Gianfranco questo compito lo ha svolto fin dal primo giorno con capacità e responsabilità e con tutte quelle qualità che non possono far difetto ad un autentico pastore.

(Da, Vasco Pasqualini, Cassina de’ Gatti, La Parrocchia e la sua storia, con adattamenti).

 

 

 

 

IL SALUTO DI DON GIANFRANCO

 

Sul Notiziario del 30 aprile io davo a tutta la comunità parrocchiale una “ notizia molto importante”. E la notizia era che l’Arcivescovo, il Card. Dionigi Tettamanzi, aveva accettato le mie dimissioni per raggiunti limiti di età (75 anni) e che a settembre avrei lasciato la Parrocchia dopo 32 anni di servizio come Parroco.

Allora scrivevo” Io continuerò a fare tranquillamente il Parroco fino all’ultimo giorno del mese di agosto, poi lascerò la Parrocchia. Avremo modo e tempo per salutarci”.. Quel giorno sta per arrivare. Oggi è l’ultima domenica del mio servizio come Parroco di Cascina Gatti, poi giovedì prossimo, 31 agosto, cesserò il mio servizio ed a decorrere dal 1 settembre avrò un nuovo incarico come “residente con incarichi pastorali” nella Parrocchia di S. Giuseppe in Seregno.

Appena avrò pronta la nuova casa farò il trasloco a Seregno. Con ogni probabilità sarà nella prima settimana di settembre.

E, come ormai tutti sapete, a decorrere dal 1 settembre Don Tarcisio Ferri sarà il nuovo Parroco di Cascina Gatti 

La comunità mi ha già ringraziato domenica 18 giugno, con la festa del “ grazie” e con  una serie di manifestazioni che mi hanno commosso, ma non mi sembra giusto lasciarci ora senza una parola di saluto.

In questi giorni, una anziana parrocchiana, in una bellissima lettera scritta davvero con il cuore, mi diceva  tra le altre cose molto belle e commoventi anche queste parole:”Con grande dispiacere vedo la sua partenza dalla nostra parrocchia, anche se sono certa che saremo affidati alle buone mani di un altro padre spirituale, ma tanti anni, e sono tanti gli anni che ha passato in mezzo a noi, non possono svanire nel nulla; lei rimarrà sempre nei nostri cuori.”

E’ vero, tanti anni non possono svanire nel nulla e l’ho capito molto bene in questi mesi nei quali sono stato avvicinato da moltissimi parrocchiani che mi hanno confessato con sincerità il loro dispiacere per la mia partenza. Anch’io provo tanto dispiacere perché tra noi si è stabilito un vero e sincero rapporto di amicizia e di fiducia. E quando ci si vuol bene si soffre nel lasciarci…ma io ritengo  questa partenza  la volontà di Dio che noi tutti accettiamo con serenità anche se con umano dispiacere.

In questi mesi ho fatto anche un bilancio di questi lunghi anni: certo avrei potuto fare meglio e di più, ma posso dire con sincerità di essermi impegnato con serietà e senza limiti di tempo spinto innanzitutto dall’amore per il Signore Gesù, che per un suo misterioso progetto mi ha scelto per essere Sacerdote e, per tanti anni, Parroco a Cascina Gatti, ma spinto anche dall’amore verso ciascuno di voi per i quali ogni giorno ho pregato cercando di essere sempre a disposizione e vicino a ciascuno nei momenti belli ed in quelli tristi. Ho voluto celebrare personalmente tutti i matrimoni, i battesimi ed i funerali proprio per essere presente nel momenti belli e dolorosi di ogni famiglia.

Per mantenere questo legame spirituale, fino a che il Signore mi darà vita, offrirò a Dio per la Parrocchia di Cascina Gatti le Lodi del mattino che come Sacerdote sono chiamato a recitare ogni giorno. Così ogni mattina porterò davanti a Dio ciascuno di voi specialmente coloro che so che stanno vivendo momenti dolorosi per malattie o per problemi familiari.

Ma farò ogni giorno anche una preghiera particolare perché, finalmente il Signore chiami qualche nostro giovane al Sacerdozio. L’Oratorio, così ben guidato da don Alberto, diventi veramente il terreno di cultura per qualche bella vocazione sacerdotale o religiosa. Sarà davvero un grande dono di Dio.

Prima di lasciarci vorrei chiedere scusa a tutti coloro che involontariamente  posso aver offeso. Forse con qualcuno possa essere stato un po’ duro ed esigente, vi assicuro che era solo per il bene sia del singolo che di tutta la comunità. Io non ho nel cuore rancore per nessuno.

Vi chiedo di voler bene al nuovo Parroco, di aiutarlo e seguirlo con amore come avete fatto con me ed anche di più.

Chiedo a tutti i volontari di restare al loro posto ed anche ad altri di unirsi a loro nel servire la Parrocchia come la propria famiglia. La Parrocchia è e deve essere la casa di tutti.

Sarà per me una gioia grande sapere che la Parrocchia di Cascina Gatti, guidata dal suo nuovo Parroco e dagli altri Sacerdoti, è viva e ricca di iniziative.

Ringrazio Dio per i Sacerdoti che hanno collaborato con me in questi lunghi anni, in modo particolare Don Cesare, mio compagno di Seminario e di Sacerdozio. Sono stato davvero fortunato nei collaboratori! Un saluto particolare agli ammalati ed una carezza a tutti i bambini.

Chiudo con le parole con le quali San Paolo si rivolge ai cristiani di Corinto al termine della sua seconda lettera: Più che un saluto è un augurio ed un programma: State lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace ed il Dio dell’amore e della pace sarà con voi” ( “ Cor. 13,11).

                                                                                                                            Don Gianfranco

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