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SANTUARIO "MADONNA DEL BOSCO" Via Madonna del Bosco

Cappella dedicata alla Madonna del Bosco rifabbricata nel 1860 sulle ruine di quella che ebbe origine ai tempi di S. Carlo.

Toccò poi nel 1910 a Don Edoardo Rotondi, cappellano di Cascina Gatti dall'inizio del secolo, sistemare ancor meglio la Cappella.

Il 29 giugno 1917 il Cardinale Andrea Ferrari benedisse il Santuario così rinnovato, concedendo il permesso di celebrarvi la liturgia eucaristica.

Nel 1957 venne fatto costruire il campanile, nel quale furono sistemate tre delle campane sostituite nella Chiesa parrocchiale il 26 maggio dello stesso anno ... ma è dopo il 1961 che il Santuario ha acquistato l'aspetto attuale, grazie agli ampi interventi di modifica e completamento voluti dal nuovo parroco Don Milani, subentrato a Don Rotondi.

Il Santuario, ancor prima che venisse ultimato ed inaugurato il 21 settembre 1969, era stato nei decenni precedenti punto di riferimento delle feste annuali che venivano celebrate nel mese di maggio.

I vari cortili del borgo, pieni allora di giovani, facevano a gara per preparare trofei di vario genere, ornati di fiori di carta confezionati con gusto e perizia dalle signore e signorine.

Questi trofei venivano appesi al soffitto del porticato della cappelletta e la bella tradizione si protrasse per diversi anni.

Ora il Santuario è luogo di culto e venerazione anche per i fedeli delle altre parrocchie cittadine che lo hanno eletto a meta, soprattutto nel mese di maggio, di pellegrinaggi votivi collegati al culto mariano.

Al Santuario fecero visita nel corso del tempo figure di eminente rilievo, alcune addirittura salite agli onori degli altari.

Nel 1582 da S. Carlo Borromeo, nel 1917 dal Beato Cardinal Ferrari, nel 1922 dal Cardinale Achille Ratti, poco prima di recarsi a Roma per quel conclave dal quale uscì eletto papa col nome di Pio XI.

Anche il Beato Cardinale Ildefonso Schuster si recò in visita al Santuario e il Cardinale Montini, anch'egli destinato alla guida della Chiesa col nome di PaoloVI.

Il 20 novembre 1971 è ancora fresco ricordo di tanti parrocchiani: il Cardinale Giovanni Colombo, in visita pastorale alla nostra parrocchia, volle celebrare la Santa Messa nel Santuario della Madonna del Bosco.




IL QUADRO DELLA MADONNA DEL BOSCO

Quando ci si immerge nel fiume della storia presumendo di pervenire a quelle certezze che, pur nell’utilizzo dei più rigorosi metodi di indagine, solo  raramente è consentito di ottenere, si commette un errore imperdonabile.

Di tutto questo si deve tener conto quando ci si accinge a ricostruire la storica vicenda che ha per oggetto il quadro della Madonna del Bosco, vicenda che più travagliata non poteva essere, viste le difficoltà, quando non addirittura  l’impossibilità, di reperire notizie in grado di eliminare definitivamente qualsiasi dubbio e incertezza.

La prima delle difficoltà da superare, nel nostro caso, è infatti legata alla domanda: fu in origine il quadro della Madonna del Bosco un affresco, oppure un dipinto ad olio su di una tavola di legno?

Sappiamo che in un’antica relazione di S. Carlo Borromeo del 1582, si parlava di un altare laterale presente nella chiesetta di “Ca’ de’ Gatui”, dedicato alla Madonna sul quale i fedeli deponevano degli ex-voto e dietro il quale c’era l'immagine della Madonna. Sappiamo da un’altra relazione del 1596 che la chiesetta era stata abbattuta e che al suo posto venne ricostruita  per volontà dello stesso S. Carlo, una piccola edicola perché vi fosse conservata l’immagine della Vergine. Questa immagine era dunque - e ritorniamo al quesito dal quale siamo partiti - un affresco o un dipinto ad olio su di una tavola di legno? Sulla base di testimonianze e valutazioni non prive di spessore storico-critico, oggi si propende a ritenere che si sia trattato fin dalle origini di una pala d’altare dipinta su una tavola di legno di Slavonia, come riaffermato anche da Pietro Cadioli nella sua bella “Storia di Sesto”.

È comunque fuori discussione che la tavola della Vergine è da considerare un autentico capolavoro di altissimo valore artistico. Proprio questa qualità incontestabile dell’opera sollecitò Francesco Annoni, abilissimo restauratore dell’inizio del Novecento, ad eseguirne una copia a tempera, che è quella abitualmente esposta nel Santuario, mentre l’originale restaurato viene esposto dal Parroco alla venerazione dei fedeli solo in occasioni particolari.

Ecco la bella descrizione che del quadro ha dato il Cadioli, nel volume ricordato: “La Vergine è rivestita di un manto azzurro, con bordo composto da due filetti e da alcune scritte indecifrabili in caratteri gotici in oro zecchino. La veste è bianca damascata in oro; è stretta alla vita, molto in alto, da un cordoncino scuro lumeggiato in oro. Sotto la cintura si indovina, anche se oramai completamente caduta, la testa di Gesù Bambino. Il volto della Vergine è di carnagione molto chiara, leggermente arrossato al centro delle guance; il naso e la bocca sono piccoli, le labbra rosa, gli occhi scuri, i capelli biondi, ricciuti. La Vergine ha sul capo una corona in rilievo di stucco dorato; il capo è pure circondato da un’aureola dorata in rilievo, con un fregio formato da lettere gotiche in cui si legge: ‘Maria Virgo Mater Domini’.  Il quadro è sicuramente di altissimo valore artistico: la dolcissima espressione degli occhi a mandorla nel fine ovale del volto della Vergine suggerisce, nel sereno e limpido cromatismo, una suggestiva presenza divina”.  

Ma chi è l’autore di questo capolavoro?

Anche in questo caso ci dobbiamo immergere in quello che abbiamo chiamato “il fiume della storia”: infatti,  alla domanda che sopra abbiamo formulato e che nel tempo gli studiosi si sono posta ripetutamente,  non è stato facile rispondere, vista la tormentata storia dell’opera. La conclusione alla quale si è potuti pervenire con un notevole margine di credibilità, consiste nell’attribuzione del dipinto ad uno dei più importanti artisti  del tempo, “grande esponente del gotico internazionale che influenzò per quasi tutto il XV secolo la pittura lombarda”: Michelino da Besozzo... o, in alternativa, alla celeberrima bottega degli Zavattari, che in Michelino ebbero un referente di estrema importanza. Come si vede, anche in questa circostanza, una risposta certa e definitiva non è facile formulare!

(Per un approfondimento dei problemi emersi in queste brevi notizie, consigliamo la lettura di Vasco Pasqualini, “Cassina de’ Gatti, La parrocchia e la sua storia, Milano 1999, pag.53-64)


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