Parrocchia Cascina Gatti - Sito ufficiale - Sesto San Giovanni

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Nella figura dei Magi troviamo la figura di tutti i popoli della terra che accorrono per lodare Dio. Dio chiama a sé i suoi figli per presentar loro la sua Promessa, la Parola data fin dai tempi antichi. E ciascuno di noi, quando si sente chiamato per nome, spesse volte usa l'espressione: DIMMI. È un'espressione semplice che dice tutta la disponibilità a rispondere ad una chiamata, la disponibilità a mettersi in gioco, la disponibilità ad ascoltare. La Parola infatti se non viene ascoltata non ha senso di esistere, è vuota. Dio chiama a sé tutti i popoli, tutti i figli, per donare loro la sua Parola, Cristo Gesù, perché ogni figlio, ogni uomo, ascoltando la Parola e gli insegnamenti che derivano dalle Scritture possa metterli in pratica, realizzando così una vita piena, bella e gioiosa, divenendo capace a sua volta di dare voce a! Vangelo di generazione in generazione. Nel Battesimo ai fiume Giordano, il Padre sembra porre un cappello a tutto il nostro cammino dicendo: «Questi è il mio Figlio prediletto: ascoltatelo!». La Parola fatta carne in Gesù Cristo non può restare rinchiusa nei deli e nemmeno nel libro delle Scritture, ma va ascoltata, accolta e soprattutto vissuta e attualizzata nella vita. Solo così la spiegazione delle Scritture troverà compimento.


Battesimo di Gesù A (Matteo 3,13-17) "Ma chi viene dopo di me è più forte di me". Perché il Battista è l'uomo della forza. Alla forza si appella l'ultimo dei profeti per legittimare il suo stare in luogo di confine, il suo sostare in tempo di frontiera. Forza che si impone, forza che risolve, forza che schiaccia i potenti, forza che giudica e brucia e non lascia scampo... Il Battista ha trovato il coraggio di resistere proprio in virtù di questa speranza muscolosa e risolutiva. Nel Vangelo di oggi il "dopo dì me" diventa presente, !a forza si affaccia all'orizzonte. Ma è altro rispetto alle attese. Nessuna traccia della forza che si impone solo il profilo di un uomo che chiede al Battista di continuare ad essere tale. L'atteso lascia le cose come stanno. Ed è scandalo. L'atteso chiede al Battista di continuare ad essere battezzatore, ed è incomprensione dolorosa. Come peccatore comune il "più forte" arriva e chiede ii battesimo! Giovanni si oppone. E nel tentativo di giustificare il suo comportamento crea un binomio caro a tanti nostri problemi: il binomio forza-bisogno. "Sono 10 che ho bisogno". Giovanni riesce in una frase a smascherare il nostro modo di ragionare. Noi siamo un fascio di bisogni in attesa di una forza in grado di renderci "non bisognosi". Siamo uomini di confine, deboli e fragili che sempre aspettano il forte di turno perché non ne possiamo più della nostra debolezza. Siamo uomini bisognosi dì tutto ma ci vergogniamo di mostrarlo e allora speriamo di incontrare un giorno qualcuno in grado di sollevarci dal nostro stato di dipendenza. Gesù arriva, ed è i! più forte, ma non annulla il bisogno, inizia invece ad istruire un nuovo modo per leggere proprio la categoria dei bisogno. Nel bisogno ci entra dentro, con tutto se stesso, si immerge nel cuore del bisogno umano per dire che non è la forza come la intendiamo noi a risolvere il nostro essere bisognosi. Vera forza sarà t'ascolto, la tenerezza, la dedizione, la comprensione e la misericordia. E' un Gesù che non annulla il mio essere bisognoso, infatti "viene da me", viene nel cuore della mia debolezza e della mia fragilità, viene nel cuore del mio agire per dirmi che c'è un altro modo per rapportarmi ai miei bisogni e un altro modo per intendere la forza. Ed è già messaggio nuovo, di dura speranza, è lo scandalo radicale del Dio incarnato: Dio non è la risposta immediata dei miei bisogni! Perché il bisogno non è una sfortuna, non è una malattia, nemmeno la condizione di una ingiustizia:
bisogno è il segno di una mancanza, di una assenza, è il segno che non sono autosufficiente, è sintomo della mia fame d'altro. I! bisogno non va negato, occorre solamente interpretarlo nel modo giusto, educarlo, crescerlo, accudirlo, lasciarlo sbocciare. Il bisogno umano sarà per Gesù non è nemico da sconfiggere ma l'occasione per il miracolo cioè lo fessura necessaria, lo spiraglio doloroso per aprire l'uomo all'agire divino. L'uomo, secondo il sogno di Dio, non è stato creato quindi per subire i bisogni cercando, magari con la forza, di soddisfarli ma è pensato perché li possa abitare e ascoltare, perché possano essere segno di una nostalgia più grande. Ecco, i bisogni come segno di una nostalgia di quel Dio di cui, in fondo, sentiamo bruciante la mancanza. Il miracolo partirà sempre dal bisogno per aprire la nostalgia di Dio e per testimoniare che Dio ci è vicino. Quando mancherà questo itinerario il miracolo sarà fallimentare, anche per Gesù {se così non fosse, se il miracolo andasse sempre a segno sarebbe solo un modo più raffinato di agire con forza!). Il bisogno non è dunque il fine del nostro agire come spesso crediamo ma può diventare l'inizio di un cammino capace di portarci lontano. A me pare che innanzitutto ci sia questo nell'incontro tra ii Battista e Gesù: la richiesta del primo di un Dio capace di soddisfare i bisogni del vivere umano e la testimonianza, nel secondo, di una possibilità nuova di vivere ii nostro essere bisognosi. La testimonianza sconvolgente di un Dio che dice che non è la forza a dover vincere il bisogno ma l'obbedienza allo stile di Dio {Gesù stesso sarà chiamato ad imparare questa obbedienza, basti pensare al Getzemani). Le Sue parole verso Giovanni parole iniziano con "lascia fare...". Che è splendido. Lascia fare a Dio, non arenarti sulle tue attese che sono troppo piccole. Lascia fare a Dio, non metterti al suo posto che la vita non è solo una risposta puntuale ad ogni piccolo o grande bisogno ma è obbedienza al sogno di Dio. Qui mi pare stia il messaggio centrale del Vangelo di oggi: noi siamo chiamati ad assumere una prospettiva nuova, non più schiavi dei nostri bisogni ma obbedienti ai sogno di libertà di Dio su di noi. Lascia fare a Lui, anche quando non capisci subito, lascia fare al Suo stile anche quando ti sembra perdente, lascia fare al Suo modo di interpretare la vita perché "conviene che adempiamo ogni giustizia"...che significa che il Suo sogno sull'umanità è ben più grande dei nostri piccoli bisogni quotidiani. Lascia fare, che diventa "lasciati fare": lasciati modellare, lasciati convertire, lasciati stupire e anche scandalizzare dallo stile apparentemente incomprensibile di Dio. Stile che trasfigura i bisogni in desideri radicale e la debolezza in forza. In gioco nel vangelo di oggi, come in ogni brano di vangelo, c'è il sogno di Dio sull'umanità.
Credo che sia interessante verificare i nostri cammini di fede lasciandoci provocare dalla visione di Gesù. Noi che spesso amiamo solo perché abbiamo bisogno di essere riamati. Noi che serviamo solo perché abbiamo bisogno di essere riconosciuti. Noi che facciamo figli solo perché abbiamo bisogno di lasciare un segno del nostro passaggio terreno... Noi che riduciamo troppo spesso l'agire ad un nostro intimo bisogno e così facendo riduciamo l'altro alla misura del nostro vuoto da riempire. Alla luce del battesimo i nostri bisogni sono chiamati ad aprirsi fino a diventare occasione per un agire "miracoloso", un agire che sia segno di un amore più grande... amare per aprire il fratello all'amore di Dio, servire per mostrare il volto del Dio della prossimità, mettere al mondo figli per dare carne all'alleanza creatrice de! Padre dei Cieli...
Il Battesimo nel Giordano è innanzitutto la capacità di Gesù di rendere insensata la pretesa di Giovanni "sono io che ho bisogno". La nostra fede è difficile da sopportare esattamente perché non è immediatamente una risposta ai nostri bisogni. Gesù Cristo non è la soluzione ai nostri bisogni! E questo è scandaloso. Dio non risolve la mia vita, casomai la complica con la follia della croce, con l'utopia del perdono e l'amore ai nemici, con la coerenza fino alla morte...
A volte credo che facciamo fatica a far parlare la Buona Novella proprio perché, in un mondo impegnato a soddisfare i bisogni in modo sempre più immediato noi rischiarne di vivere così anche la fede: risposta ai bisogni: ed inevitabilmente rimaniamo delusi. Fede, lo ripeto, non è risposta ai nostri bisogni ma esercizio a trasformare il nostro cuore perché inizi a desiderare come desidera il cuore di Dio. E Dio è sempre molto più grande anche dei nostri più pressanti bisogni. Dio non è un bisogno dell'uomo. E infatti è proprio Lui che ci chiede fiducia, ci chiede di lasciarlo fare, e di seguirlo. Di seguirlo fin dentro il Giordano, immersione e riemersìone che evoca l'esodo in nome di una promessa, in nome della libertà: e qui il nostro cuore è chiamato a convertirsi a sognare davvero la libertà, con il suo carico di solitudine e dì fatica. Gesù ci chiede di seguirlo nell'immersione e riemersione nei Giordano (morte e resurrezione) per imparare a desiderare il cuore della vita, ma della vita eterna, esercizio faticoso per noi che ci accontentiamo di molto molto meno. Gesù ci chiede di seguirlo fin dentro il Giordano per riemergere su una terra dai cieli aperti e sotto la pioggia della Sua voce: esercizio difficile per noi che non siamo abituati a patire l'assenza di un Dio silenzioso. Gesù ci chiede di seguirlo fin dentro il Giordano per far morire l'uomo vecchio e riemergere umanità nuova: esercizio difficile per noi che preferiamo passare la vita aggrappati a una manciata di bisogni da soddisfare. Il Vangelo di oggi è Cristo che ci chiede di seguirlo nel Giordano per riemergere con il desiderio di lasciarci dilatare il cuore: perché vera felicità, vera e dura felicità, è vivere la vita imparando ad amare come ama Dio. Non per bisogno per grazia, per gratuità.












Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.


Suor Caterina Labouré  >   Madonna della medaglia miracolosa

Suor Giuseppa Alhama Valeria  >  Madre speranza





                                                 

                                                  











 
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