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Don Tarcisio con le nostre catechiste 

          
 


 
 
  

 










Tentazione e umiltà
(Matteo 4,1-11)
E in quel momento qualcosa è finito per sempre. Nel cuore di un deserto immobile, nella sospensione incredula del tempo, dopo un esodo incarnato in quaranta giorni e quaranta notti di solitudine, dopo il digiuno, alla fine, Gesù, ebbe fame. E' solo mezzo versetto, ma contiene la fine di Dio: la fine di un'idea di Dio. E' solo mezzo versetto ma è epigrafe poetica e perfetta, descrizione della lucida follia di Dio: un Dio che si incarna fino alla fame. Mai uomo avrebbe immaginato un Dio così. Mai il cielo si era abbassato tanto. Mai la luce si era tanto inoltrata nei labirinti delle tenebre. Gesù ebbe fame, alla fine. E allora il tentatore prende coraggio e si avvicina. E la scena è drammatica e durissima: da una parte il Dio incarnato e piegato dal peso della tentazione, stretto nella morsa della fame, dall'altra il tentatore che si avvicina. A passo lento, inesorabile. E in quella scena tutte le apparenti debolezze del bene, tutte le fatiche a reggere la sfrontatezza del male, tutte le fami del mondo che è stato e che sarà in ginocchio di fronte all'altezzosità del male. Misterioso Dio che vorremmo ancora trattenere dall'essere così uomo. Scandalo infinito dell'incarnazione che ancora non abbiamo compreso fino in fondo.
Sibila il divisore: "se". Le prime lettere scivolano nel silenzio, e sono sibilo di serpente. Ma intorno non c'è l'Eden e il nuovo Adamo è provato dalla fatica. "Se tu sei Figlio di Dio". L'attacco è una sfida, una provocazione, un'apparente richiesta di verità. Perché il male si nasconde sempre nell'ombra della luce. Se sei il Figlio di Dio, dimostralo. Che le pietre diventino pane. Che la gente possa essere sfamata a comando, che Dio risponda finalmente, dopo secoli di silenzio. Che Dio intervenga in questa umanità costantemente segnata dalla carestia. Che Dio serva davvero a qualcosa sembra gridare il maligno. Ma Gesù resiste. Provato dalla fatica e dalla tentazione Gesù inizia ad imparare l'obbedienza a quel volto di Dio scomodo che dovrà testimoniare fino alla fine. Fino alla croce. Resiste Gesù e lega il pane alla parola. La vita è fatta di pane e di parole, la vita è un pane spezzato e una parola condivisa, è grano trasformato e scaldato al fuoco di un Dio vivo e vicino e capace di parlare al cuore. Gesù lega le fami dell'uomo all'unica fame radicale, all'unico bisogno umano: il bisogno di Dio. E un pane abitato dalla Sua presenza sarà segno costantemente spezzato nelle traiettorie faticose di tutti i deserti del mondo.
Poi il deserto sparisce. Le pietre diventano le mura del luogo più sacro della città santa per eccellenza. Non più il deserto, rimando all'esodo, ma il tempio, rimando ad un tempo di re e sovrani. E' ancora il demonio a condurre le danze: scandalosa obbedienza di un Dio che si lascia trascinare dal male senza opporre resistenza. Sotto i piedi di Gesù si apre la città di Dio. Gettati giù sibila ancora il divisore manipolando la Sua parola! Gettati giù, Lui ti salverà. E in quelle parole di sfida la nostra eterna tentazione di vedere la fede come un salto nel vuoto, la nostra incorreggibile voglia di un Dio a comando, di una vita resa facile dal Suo intervento incantato e pronto. In quelle parole la tentazione radicata di voler credere in un Dio a misura dei nostri bisogni. Ma la risposta di Gesù è precisa. Non metterai alla prova il Signore Dio tuo. Perché la fede non può essere messa alla prova, perché nell'amore non c'è spazio per la pretesa ma solo per l'attesa, che è fragile, umile, e delicata: perciò libera. E tra Dio e l'uomo ci sarà solo e sempre spazio di libertà.
Il finale è un altro luogo antico della manifestazione divina. Un Sinai, un Tabor: un monte altissimo. E il tentativo del sovvertimento totale, il divisore chiede adorazione in cambio del potere, chiede a Gesù di svuotarsi di Dio in cambio del dominio. E in quelle parole è troppo facile riconoscere secoli di guerre e sangue e stragi e distruzioni. In quelle parole troppo semplice riconoscere la prostituzione del cuore in nome di terre e regni e gloria e onori. Ma in quelle parole ci siamo anche noi, con i nostri piccoli o grandi giochi di potere, con i nostri regni, con i nostri territori da difendere con le umiliazioni inflitte e il bisogno di emergere ad ogni costo. Gesù interrompe la spiarle del potere per il potere. Gesù allontana il divisore e si rimette all'unico Regno di giustizia e di pace, all'unico Re che non opprime. Perfetta obbedienza al Dio dell'amore e al Suo regno che preme dai cieli per riportare sulla terra il sogno di una umanità giusta e pacificata.
Allora il diavolo lo lasciò. E ad avvicinarsi ecco gli angeli, segno della compagnia di Dio. Angeli che non inducono certo in tentazione ma mostrano lo stile del Padre: lo servivano. E di tutta la lotta all'ultimo sangue, delle tentazioni, di deserti e templi e monti altissimi, delle frasi sguainate a duello dal divisore, alla fine, davvero alla fine, rimane il silenzio del servizio. E in quel gesto silenzioso e regale tutte le parole di Gesù, le carezze che verranno, gli sguardi, i miracoli, le preghiere notturne... i piedi lavati ai compagni di viaggio. Mai il cielo si era abbassato tanto. Ma qualcosa è cominciato, per sempre.


UN ANEDDOTO:

Un discepolo cercò il rabbino Nahman di Braslaw. "Non continuerò i miei studi dei Testi Sacri", disse. "Abito in una piccola casa con i miei fratelli e i genitori, e non trovo mai le condizioni ideali per concentrarmi su ciò che è importante". Nahman indicò il sole e chiese al suo discepolo di mettersi la mano davanti al viso, in modo da occultarlo. Il discepolo lo fece. "La tua mano è piccola, eppure riesce a coprire completamente la forza, la luce e la maestosità dell'immenso sole. Nella stessa maniera, i piccoli problemi riescono a darti la scusa necessaria per non proseguire nella tua ricerca spirituale. Così come la mano può avere il potere di nascondere il sole, la mediocrità ha il potere di nascondere la luce interiore. Non incolpare gli altri per la tua incompetenza".



"IL SIGNORE, DIO TUO, ADORERAI: A LUI SOLO RENDERAI CULTO"

"Via, reverendo, non mi dica, lei, così moderno, crede ancora al diavolo, a queste cose da medioevo! Sono proiezioni delle nostre paure!" Ho risposto a questo signore incontrato per via: "Vorrei poterci non credere, vorrei che fosse una fantasia: come sarebbe bello che tutti andassero d'accordo, che nel mondo non ci fosse la tentazione, l'egoismo, il male..." "Ma il male e l'egoismo siamo noi: l'uomo può vincerlo!" In quel momento passava una mamma con una carrozzina; in essa c'era un bambino di sei o sette anni, sformato, mongoloide... Abbiamo guardato il bimbo, la mamma. Siamo stati zitti per un po'. Poi non abbiamo più discusso. Abbiamo camminato ancora. Poi quasi senza accorgercene abbiamo cominciato a dire il "Padre nostro" e vi assicuro che mai come allora è suonata sincera la frase: "ma liberaci dal male!".















Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.


Suor Caterina Labouré  >   Madonna della medaglia miracolosa

Suor Giuseppa Alhama Valeria  >  Madre speranza





                                                 

                                                  











 
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