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Festa Battesimi 2016 , Don Tarcisio e catechiste 
                              




        
 

 25 marzo: la festa anticipata della Pasqua


















Per seguire meglio i giorni della Settimana Santa, ecco una introduzione che ti aiuta, attraverso un semplice racconto, ad entrare meglio nello spirito e nel significato di quei giorni.
Piccolo consiglio pratico: leggo con la penna in mano e sottolinea ciò che ti colpisce o che non capisci e confrontati con gli altri del gruppo e il tuo catechista.
Alla fine di ogni giorno, scrivi le parole chiave del giorno.

L'INGRESSO A GERUSALEMME - DOMENICA

Era ormai vicina la festa di Pasqua e, mentre salivano verso la grande città, Gesù confidò ai suoi
Apostoli: "Ecco, noi stiamo andando a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi che lo condanneranno a morte e lo daranno in mano ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà".
Ognuno camminava pensieroso in silenzio, meditando le parole del Maestro, senza capirle bene. Intanto una grande folla, saputo che Gesù era venuto per la festa e doveva entrare in Gerusalemme, lo attese alle porte della città, sventolando palme e rami d'ulivo e, al suo passaggio, tutti cantavano e osannavano:
"Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele!"

In contrasto con questa scena, in un'altra parte della città, i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si erano riuniti segretamente per tramare un'insidia contro Gesù e condannarlo a morte.
Gesù intanto, lasciata la folla, aveva indicato ai suoi intimi amici il luogo preciso dove avrebbero dovuto preparare la sala per mangiare insieme la cena pasquale.

IL COMANDO DELL'AMORE - GIOVEDÌ

Nel cenacolo tutto era pronto per la cena pasquale.
Prima di mettersi a tavola, Gesù prese un catino con dell'acqua e incominciò a lavare i piedi agli Apostoli, secondo l'usanza ebraica. Era un nuovo segno di affetto verso i suoi amici, una dimostrazione totale del suo amore.
Pietro però, quando fu il suo turno, fece clamorose rimostranze e non voleva assolutamente che il suo Maestro compisse quel gesto che normalmente spettava al servo di casa.
Gesù guardò Pietro con amore e gli fece capire che quello era indispensabile per poter far parte del suo regno: occorre lasciarsi amare da Gesù e diventare così limpidi e puri.
Poi Gesù si alzò e volle far capire ancor meglio il significato di quel gesto. Disse: "Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, così facciate anche voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici, perché vi ho fatto conoscere tutto ciò che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho destinati a portare molti frutti. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Non siate tristi; abbiate fiducia e rimanete uniti a me come i tralci alla vite, lo vado a prepararci
un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io".

L'EUCARESTIA

Mentre erano a tavola, Gesù disse agli Apostoli: "Ho desiderato tanto mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione!".
Prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo".
Prese il calice del vino e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per il perdono dei peccati".
Con queste parole sul pane e sul vino Gesù istituiva l'Eucaristia. Egli stesso, il suo corpo e il suo sangue diventava pane di vita. Attraverso quello stesso gesto ripetuto dagli Apostoli e dai suoi successori, egli avrebbe continuato per sempre ad offrirsi per noi e a farsi nostro cibo.
Gesù aveva ancora una grande rivelazione da fare, quella che lo addolorava maggiormente. Con voce mesta, fissando negli occhi coloro che aveva scelto come amici più cari, disse loro: "Uno di voi mi tradirà".
Un tremito pervase tutta la sala e ognuno, atterrito, si domandava chi poteva essere capace di un gesto così vile.
"Sono forse io, Maestro?", era la voce di Giuda.
"Tu l'hai detto! Quello che vuoi fare, fallo al più presto!", rispose Gesù.
Gli occhi impietriti di tutti erano puntati su di lui, ma senza capire. Giuda non potè più resistere; si alzò di scatto, uscì dal Cenacolo e corse via nella notte.

Gesù invitò a pregare, recitando i Salmi, poi si rivolse al Padre: "E' giunta l'ora di tornare a te. La missione che tu mi hai affidato io l'ho compiuta: ho fatto conoscere il tuo nome ed ho diffuso la tua parola. Ora ti prego per tutti coloro che tu mi hai dato: custodiscili nel tuo nome e fa che siano tutti uniti. Come t, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato"

AL MONTE DEGLI ULIVI

Terminata la preghiera, Gesù con i suoi discepoli, oltrepassò il torrente Cedron e si diresse verso il
monte degli ulivi.
Lungo il cammino confidava loro: "Questa notte voi vi scandalizzerete per causa mia e sarete dispersi come pecore senza pastore; ma io h pregato per voi, perché non venga meno la vostra fede".
"Maestro", replicò Pietro con la sua solita foga, "anche se tutti ti abbandonassero, io sono pronto a dare la vita per te!".
"Attento Pietro", fu il richiamo amorevole di Gesù, "perché anche tu, questa notte, mi tradirai".
E giunti nel giardino del Getsemani, disse a tutti: "Fermatevi qui, mentre io vado là a pregare. Pregate anche voi, per non cadere in tentazione".
Si allontanò un po' da loro e, prostrato a terra, pregava cosi: "Padre, a te tutto è possibile! Se vuoi, allontana da me questo calice amaro; però non la mia, ma la tua volontà sia fatta".
Ritornò poi dagli Apostoli, per ricevere un po' di conforto in quell'ora cosi dolorosa, ma li trovò addormentati, a causa della stanchezza. Li invitò nuovamente a stare uniti nella preghiera. Ma non c'era più tempo; ormai si sentivano i passi di Giuda che capeggiava la squadra delle guardie venute a catturarlo.
Giuda conosceva bene quel posto dove Gesù era solito ritirarsi per la preghiera e, in cambio di trenta denari, aveva promesso di consegnare il Nazareno ai capi del tribunale. Anche il segnale era già stabilito: un bacio.
"Giuda, con un bacio tu mi tradisci?", furono le ultime parole del Maestro a chi gli veniva incontro per salutarlo.
Non ci fu tempo per altro. I soldati e le guardie subito misero le mani addosso a Gesù e lo catturarono.
Allora tutti i discepoli, lasciatolo, fuggirono.

I L PROCESSO

Davanti al tribunale dei sommi sacerdoti Anna e Caifa, Gesù venne interrogato sul suo insegnamento e sui suoi discepoli.
Si cercava qualche accusa, anche falsa, per condannarlo e toglierlo di mezzo alla gente. Ma Gesù dichiarò di non avere nessun segreto da svelare, perché aveva sempre parlato e agito pubblicamente; forse era meglio sentire coloro che l'avevano seguito e ascoltato.
Un violento schiaffo sulla guancia, da parte di un soldato, interruppe la risposta di Gesù, il quale domandava a sua volta: "Se ho detto e fatto del male, dimostratemelo; se invece ho agito bene, perché mi percuotete?".
Si levarono allora dalla folla alcune false testimonianze: "E' un rivoluzionario, sobilla il popolo!", "Dice che non bisogna pagare i tributi a Cesare!". "Si fa proclamare re dei Giudei!".
Gesù ascoltava in silenzio.
"Non rispondi nulla a tutte queste accuse?", domandò Caifa bruscamente: "Dimmi almeno se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio!".
"Tu l'hai detto: io lo sono! D'ora innanzi vedrete il Figlio dell'Uomo seduto alla destra di Dio!".
Un attimo di fiato sospeso per ascoltare le dichiarazioni di Gesù e poi un coro scatenato di condanne e insulti: "E' un bestemmiatore! E' reo di morte!".
Qualche fievole voce isolata, che tentava di proclamare l'innocenza di quell'uomo, venne sommersa dalla folla che faceva a gara nel coprirlo di sputi e schiaffi. Poi Gesù venne legato e bendato, e chi gli stava vicino lo percuoteva, prendendosi gioco di lui: "Indovina, Cristo, chi ti ha picchiato?".
E tra urla e bestemmie lo condussero da Pilato, il governatore.

IL PIANTO DI PIETRO

Dopo l'arresto di Gesù, i discepoli erano fuggiti per paura dei Giudei. Quando seppero che il loro Maestro era stato condotto davanti al Sinedrio, per essere processato, qualcuno di loro si portò nelle vicinanze, di nascosto, per seguire gli avvenimenti. Pietro era uno di questi.
Era riuscito ad entrare nel cortile e si era accovacciato vicino ad un fuoco, per scaldarsi. Il suo volto e il suo modo di parlare venne riconosciuto da qualcuno dei presenti: "Costui l'abbiamo visto più volte con Gesù di Nazareth!".

Pietro, rannicchiandosi nel suo mantello, non volle dar peso a quelle parole, dicendo semplicemente che si stavano sbagliando, perché lui non aveva mai visto quella persona che veniva processata.
Passò poco tempo e una donna ritornò alla carica, affermando con sicurezza che quell'uomo, dall'accento galileo, era uno dei discepoli di Gesù.
Pietro non potè resistere; si alzò e giurò e spergiurò con tutte le sue forze che non lo conosceva affatto. In quel momento un gallo cantò.
A Pietro tornò in mente quanto il Maestro gli aveva detto sulla sua paura e sul suo tradimento. Non poteva più rimanere in quel luogo. Uscì dal cortile e proprio in quel momento stava passando Gesù, trascinato da guardie e soldati.
Fu un attimo. Gli occhi spaventati di Pietro incontrarono gli occhi dolci e compassionevoli di Gesù che ingiustamente veniva condannato.
Pietro capì lo sbaglio, comprese ancora una volta l'amore di Gesù e, uscito fuori, scoppiò in pianto.

DAVANTI A PILATO - VENERDÌ

Legato con catene come un malfatton Gesù fu condotto da Pilato, governatore, perché lo condannasse morte.
Un lungo interrogatorio da parte i Pilato, un lunghissimo silenzio da parte i Gesù.
Quello sguardo innocente del Nazareni le sue poche parole sul regno di Dio sulla verità, misero a disagio governatore, il quale preferì tirarsi fuc dalla mischia e lavarsene le mani.
Pilato volle che fosse il popolo a decidere.
Era solito, infatti, in occasione delle feste di Pasqua, lasciare in liberà i prigioniero. Propose quindi la scelta tra Barabba e Gesù. Barabba era da tul ritenuto un brigante pericoloso e Pilato sperava, con questo confronto, di pot liberare Gesù, da lui ritenuto del tutto innocente. Invano.
Aizzata dai capi del Sinedrio, la folla chiese a gran voce la crocifissione di Ges Pilato, preso dalla paura, non seppe opporsi alla moltitudine dei tumultuan Rilasciò Barabba in libertà e consegnò Gesù nelle mani dei soldati, perché fos crocifisso.
Tra urla e imprecazioni, alcune persone piangevano la morte ingius dell'Innocente. Mentre Gesù veniva condotto a morte, Giuda, preso dal rimors ritornò dai sacerdoti a restituire le monete che aveva ricevuto in compenso e tradimento. Poi, in preda alla disperazione, andò ad impiccarsi.

VIA DELLA CROCE

Dal palazzo del pretorio, tra gli insulti, Gesù si incamminò verso il Calvario, portando sulle spalle una pesante croce e con in capo una pungente corona di spine.
Lungo la via dolorosa gli occhi di Gesù, velati di lacrime e di sangue, poterono rivedere alcune persone che erano accorse per dargli l'estremo saluto.
A tutti Gesù volle ancora rivolgere il suo sguardo di bontà e la sua parola, come alle pie donne;
lasciare il ricordo di sé, nel gesto tenero della Veronica; consolare il pianto
affranto della Madre.
Stremato di forze, Gesù cadde sotto il pesante legno della croce. Presi da compassione e anche per affrettare il cammino, i soldati costrinsero un uomo di Cirene, di nome Simone, a portare la croce fin sul Calvario.
Giunti sul Golgota, Gesù, spogliato delle sue vesti, fu inchiodato sulla croce e crocifisso fra due condannati a morte.
Filato volle che sulla sua croce fosse posta la scritta distintiva: "Questi è Gesù di Nazareth, il re dei Giudei".

LA MORTE

Dopo averlo crocifisso, i soldati presero le vesti di Gesù e, deridendolo, se le giocarono, tirandole a sorte. Anche gli scribi e i sacerdoti si prendevano gioco di lui: "Hai fatto tanti prodigi in passato; questa è l'ora di fare miracoli. Scendi dalla croce ed anche noi crederemo!".
Gesù pregava il Padre: "Perdonali, perché non sanno quello che stanno facendo".

Ai piedi della croce, alcune donne consolavano la Madre di Gesù, giunta fin lì pe vivere con il Figlio gli ultimi momenti della sua vita. C'era con lei anche Giovann l'apostolo prediletto. Gesù, vedendo la Madre accanto a Giovanni, le dissi "Donna, ecco tuo figlio". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre". Era circ mezzogiorno. Per tre ore si fede buoi su tutta la terra. Verso le tre del pomeriggio, Gesù, in preda a dolori atroci, sussurrò: "Ho sete!". Poi, rivolgend gli occhi al cielo, pregò così: "Padre, mi affido nelle tue mani". Reclinato il capo spirò!
La terra fu scossa, le rocce si spezzarono e molti sepolcri si aprirono. Un soldal romano, che era di guardia, osservando quanto stava accadendo, esclami "Certamente costui era un uomo giusto. È il Figlio di Dio!".
E molto altri, spaventati, tornarono a casa, battendosi il petto, pentiti per i pror. peccati. Verso sera il corpo di Gesù fu staccato dalla croce e accolto ancora ur volta dall'abbraccio materno di Maria.

LA DEPOSIZIONE NEL SEPOLCRO - SABATO

Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo incaricarono di ottenere da Pilato il corpo d crocifisso. Comperarono una sindone nuova vi avvolsero il cadavere, cospargendolo aromi e di profumi. Lì vicino c'era un sepolc scavato nella roccia. Vi deposero il corpo Gesù e vi fecero rotolare davanti una grani pietra.

È’ RISORTO - DOMENICA (SABATO NOTTE)

All'alba della domenica, Maria di Magdale alcune altre donne, si recarono al sepolcro rendere onore al corpo di Gesù.
Con la straziante scena della crocifissi! ancora scolpita negli occhi, lungo il cammin domandavano chi le avrebbe aiutate rimuovere la pesante pietra posta davanti alla tomba.
Ma qual meraviglia quando, appena giunti videro che la pietra era già stata rimossa! La grande paura le colse immediatamente. chi  ha derubato il corpo del Signore? Pere ancora un oltraggio e un ulteriore dolore?".
"Non dovete avere paura!".
Ebbero un soprassalto improvviso nell'udire questa voce. Poi la serenità e la gic incontenibile. Era la voce dell'angelo che portava l'annuncio: "Voi cercate Gesù Nazaret, il crocifisso. Non è più qui. È risorto, come aveva detto. Ora andate ; annunciarlo ai suoi discepoli".
Una corsa con il fiato in gola, per portare la grande notizia, per dire agli amici d le promesse del Maestro si erano avverate. Ancora in preda allo smarrimento pi tutto quanto era successo, gli Apostoli non vollero prestare fede alle parole deli donne. Anzi le accusarono di sognare e di fantasticare.
Pietro e Giovanni tuttavia vollero recarsi al sepolcro, per rendersi conto e quanto era accaduto.
Appena giunti, videro la tomba vuota e le bende rotolate per terra, credettero che Cristo era veramente risorto ma non videro né angelo né Gesù e rimasen turbati.

La Maddalena, intanto, non riusciva a darsi pace. Aveva paura che qualcuno avesse portato via il cadavere. E stava piangendo, quando lì vicino vide un uomo. Pensò che fosse il giardiniere. Gli si avvicinò per supplicarlo di dirle almeno chi era venuto a profanare il sepolcro.
"Maria di Magdala, non piangere!". Un attimo, e i suoi occhi colmi di lacrime poterono contemplare il volto del suo Gesù. Sì, non era una visione; la voce era proprio sua. "Non piangere! Ora io devo salire al Padre. Tu vai ad annunciarlo ai miei discepoli!".
"Ho visto il Signore! È risorto!", ripeteva, con immensa gioia la Maddalena a tutti quelli che incontrava.














Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.


Suor Caterina Labouré  >   Madonna della medaglia miracolosa

Suor Giuseppa Alhama Valeria  >  Madre speranza





                                                 

                                                  











 
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