Parrocchia Cascina Gatti - Sito ufficiale - Sesto San Giovanni

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Poi capita, in anni come questi, che alzi bandiera bianca.
Perché puoi volere davvero tanto tanto bene a Gesù, ma trovarsi a messa una volta ogni due giorni, in questa alternanza fra Natale, Capodanno, Epifania e domeniche, in effetti è
davvero troppo.
Si rischia di fare come per il pranzo di Natale o il Veglione di Capodanno. Ti abbuffi, ti sfianchi di cibo fino a non poterne più.
Un po' mi spiace, se devo essere onesto, perché rischiiamo di perderci pagine spettacolari come quelle dell'Epifania. Intendiamoci: evviva un giorno in più di vacanza con la solennità
celebrata il 6 gennaio ma, forse, lasciarla come conclusione del tempo natalizio alla domenica avrebbe permesso di assimilare di più.
Così non è e oggi, per lo stupore di molti, se siete andati a Messa, vi siete trovati un Gesù adulto pronto a farsi battezzare.
Allora riassumo per chi si fosse perso qualche puntata: ieri abbiamo celebrato la chiusura del tempo natalizio con la straordinaria festa dell'Epifania, così importante che per i nostri
fratelli ortodossi sostituisce il Natale. Perché è immensamente bello celebrare la notte della nascita di Gesù ma il racconto dei Magi, i magi venuti dall'oriente, che rappresentano le
nazioni pagane che riconoscono in Gesù il Salvatore, è il culmine dell'incarnazione. Se Dìo diventa uomo, ci dice l'ebreo Matteo, è per essere riconosciuto da tutti i popoli, anche da
quelli pagani. Bene la nascita, allora. Ma ancora meglio l'adorazione, in quel bambino, del re, del Dio, del crocefisso, come simboleggiato bene dai doni di questi esotici personaggi.
Ma, ed è quello che vorrei fare oggi, fra queste due feste, Epifania e Battesimo, c'è qualcosa di condiviso. Ed è un atteggiamento che potrebbe aiutarci a iniziare bene questo nuovo anno. Ed è il desiderio. Dei magi
Siamo talmente abituati ad immaginarli, questi stranieri venuti da lontano montando dei cammelli, vestiti di seta e col turbante, da averli relegati nell'ambito delle pie tavolette per bambini. Eppure, a leggere bene il racconto, fatta la dovuta tara alla visione teologica e salvifica del buon Matteo, in questo racconto, nella logica di quanto ci siamo detti a Natale, i magai sono fra i pochi ad avere accolto il Dio fatto uomo.
Anche se, in realtà, cercavano altro. Il loro desiderio era quello di verificare l'ipotesi di un collegamento fra un qualche evento astrale e la nascita di un re in Giudea. Me li vedo, questi facoltosi e curiosi amici che scommettono su quale fra le loro teorie sia quella corretta. Me li vedo mettersi in viaggio scrutando il cielo
(d'altronde la parola desiderio non proviene forse dal desidera, guardare le stelle?).
Poi lo stupore per il parapiglia creato alla corte del tiranno Erode e la notizia di un altro re da aspettare, di un'attesa legata alla fede, di una promessa messianica. E lo sconcerto. Fino al riapparire di quell'evento, di quella stella, che li ha condotti al cospetto di una madre e di un neonato. Non sono devoti, i magi, né particolarmente interessati alle cose dei preti. Sono curiosi, sono scienziati, sono amici, sono disposti a mettersi in strada per andare a vedere. 
II desiderio li spinge. La curiosità di dare una risposta alle loro mille domande. E trovano Dio. Vorrei proprio capire chi sono quei geni che contrappongono ricerca scientifica e fede. Vorrei proprio imparare dai magi ad alzare lo sguardo e ad uscire dal palazzo. Di Giovanni È un prete, ma non frequenta il tempio. È un profeta, ma non cerca discepoli e caccia la gente in malo modo. È preso per il Messia, ma non accetta che lo si consideri tale. Ha fatto della sua vita un'attesa. È l'immagine e l'emblema del giusto che attende la salvezza di Israele. Non vuole clamore, non vuole essere al centro dell'attenzione ma lo diventa, malgrado tutto. A Gerusalemme hanno lo splendore del ricostruendo tempio e i riti e i sacerdoti. Scendono nel deserto per udire una Parola sferzante ma vera in bocca ad un uomo scavato dal sole e dal digiuno. Ha un desiderio: preparare il popolo ad incontrare il Messia.
Ama Dio con passione amorosa. Ama il popolo e lo scuote.
Questo Dio che è venuto nella Storia e che ha stupito anche lui. Dio non è mai come ce lo immaginiamo. Sempre oltre. Vorrei proprio imparare dal Battista ad essere divorato dal fuoco interiore dell'amore di Dio. E
amare la gente anche scuotendola, se necessario. E dare uno strumento di salvezza, come ha saputo fare lui con il Battesimo, E diventare capace, almeno un poco, di farmi abitare dalla Parola per diventarne voce.
Di Gesù È un perfetto sconosciuto. Jeoshua di Nazareth di Galilea.
Si mette in fila con i penitenti, lui che non porta peccato con sé. Chiede perdono, lui che non sa cosa sia la colpa. Solidale fin dal primo gesto, in mezzo, assieme, con gli altri.
Un gesto sconvolgente, che esprime il desiderio di Dio di salvare ogni uomo, mischiandosi con noi. Non ci salva dall'alto. Non ci salva con un molle gesto di condiscendenza. Si sporca le mani di fango questo Dio.
Vorrei imparare dal Signore Gesù a mischiarmi fra i peccatori, perché lo sono. Senza giudicare, senza pretendere, senza deprimermi.
Magari riscoprendo quel grande segno di appartenenza a Lui che è stato il mio battesimo.

"GESÙ VENNE DA NAZARETH DI GALILEA E FU BATTEZZATO NEL GIORDANO DA GIOVANNI". Quando si racconta la vita un "grande" (e qui si parla del Figlio di Dio) si tende a mettere in evidenza le sue doti, la grandiosità dei gesti; nel vangelo che segna l'inizio della vita pubblica di Gesù, ci aspetteremo qualcosa di simile e invece ci colpisce l'immagine di Gesù che si mette in fila con i suoi comuni fratelli per ricevere quel comune battesimo di penitenza. Quest'uomo non afferma la propria dignità proclamandola, ma ignorandola del tutto, e lasciando che un Altro, Dio stesso, se ne occupi per lui. Egli non afferma la propria innocenza separandosi dai comuni peccatori, ma sentendo compassione per i peccatori, sentendo il loro comune peccato come realtà che lo riguarda, che pesa sulle sue stesse spalle. E appunto per questo, per non aver temuto questa mescolanza con tutti, per aver anzi amato questa solidarietà con tutti - appunto per questo Gesù meritò di vedere i cieli aperti e lo Spirito discendere su di lui; soprattutto meritò di udire quella voce dal cielo che diceva il suo nome, quella voce che lo riconosceva quale Figlio: "Tu sei il Figlio mio prediletto". Noi, spesso sogniamo lo straordinario, il grandioso e allora proprio guardano a Gesù siamo invitati ad abbandonare il nostro disgusto nei confronti del comune, pesante, spesso 'solito' destino che ci aspetta; dimentichiamo i nostri sogni di mondi diversi e fantastici: solo in questa nostra vita comune e a volte anche banale, solo qui, mescolati ai nostri fratelli peccatori, Dio potrà riconoscerci come figli e potrà chiamarci per nome.














Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.


Suor Caterina Labouré  >   Madonna della medaglia miracolosa

Suor Giuseppa Alhama Valeria  >  Madre speranza





                                                 

                                                  











 
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