Parrocchia Cascina Gatti - Sito ufficiale - Sesto San Giovanni

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Videogallery della chiesa di Milano


                                                                   














   
















































 









Fortezza e vulnerabilità

• La Parola di Dio annunciata in modo vero, come fa Cristo, inchioda gli ascoltatori e li obbliga a una scelta. Ieri ed oggi ancora.
Ma ci sarà sempre chi andrà a spulciare sulla vita passata, chi avrà da contestare perché si sente provocato e scottato. Così gli ascoltatori di Gesù si bloccano davanti alla sua famiglia fin troppo conosciuta, troppo normale per credere che in lui operi Dio. Egli è il figlio di Giuseppe il falegname, e sua madre è Maria, un'umilissima donna di Nazaret, nota solo per la sua bontà. Da qui a riconoscerlo come i! Salvatore promesso ne deve passare dì acqua sotto i ponti!
Non tutti però chiudono gli occhi davanti alla luce di Gesù: i poveri, i malati, gli emarginati, i semplici di cuore lo capiscono, lo seguono e credono in lui. Non l'aveva forse detto anche il profeta Isaia nel passo che Gesù ha letto? «Ai poveri, ai malati, agli umili è annunciato il Regno di Dio». La fede nasce quando guardiamo Gesù con gli occhi del cuore e lo riconosciamo come rinviato di Dio, nostro Padre.
• Quando San Paolo scrisse la seconda Lettera ai Corinzi, le difficoltà tra lui e la sua comunità stavano appianandosi. Lo avevano accusato di debolezza e di cedimento; Paolo si mostra forte in Cristo.
Gli avevano rimproverato di essere ambizioso; rivela qual è la sua vera ambizione. Paolo aveva tutte le ragioni per farsi valere: dai titoli più brillanti dell'ebraismo fino alle grandiose esperienze mistiche, del tutto eccezionali. Più d'un motivo lo frenava. Ma di fronte alle difficoltà sperimentate su di sé valeva la semplice risposta di Dio: «Ti basta la mia grazia». Egli è uno strumento tra le mani di Dio. Dietro fragilità, debolezze e limiti, deve trionfare la forza di Cristo. Anche in noi.


ABBIATE CORAGGIO

Si concludono con queste parole i discorsi di addio che Gesù ha rivolto ai discepoli nella sua ultima cena, prima di essere consegnato nelle mani di coloro che lo avrebbero messo a morte.
È stato un dialogo serrato, nel quale ha rivelato la realtà più profonda del suo rapporto con il Padre e della missione che egli gli ha affidato.
Gesù sta per lasciare la terra e tornare al Padre, mentre i discepoli rimarranno nel mondo per continuare la sua opera. Anch'essi, come lui, saranno odiati, perseguitati, perfino messi a morte (cf. 15,18.20; 16,2).
La loro sarà una missione difficile come lo è stata la sua. Egli sa bene le difficoltà e le prove che i suoi amici dovranno affrontare: «Nel mondo avete tribolazioni», ha appena detto (16, 33).
Gesù si rivolge agli apostoli riuniti attorno a sé per quell'ultima cena, ma ha davanti tutte le generazioni di discepoli che lo avrebbero seguito lungo i secoli, anche noi.
È proprio vero. Pur tra le gioie disseminate sul nostro cammino, non mancano le "tribolazioni":
l'incertezza sul futuro, la precarietà del lavoro, le povertà e le malattie, le sofferenze a seguito delle calamità naturali e delle guerre, la violenza diffusa in casa e tra le nazioni. Vi sono poi le tribolazioni legate all'essere cristiani: la lotta quotidiana per rimanere coerenti al Vangelo, il senso di impotenza davanti a una società che sembra indifferente al messaggio di Dio, la derisione, il disprezzo se non l'aperta persecuzione da chi non comprende o si oppone alla Chiesa. Gesù conosce le tribolazioni avendole vissute in prima persona, ma dice:

"ABBIATE CORAGGIO, IO HO VINTO IL MONDO"

Questa affermazione, così decisa e convinta, sembra una contraddizione. Come può Gesù affermare di aver vinto il mondo quando pochi momenti dopo aver pronunciato queste parole sarà fatto prigioniero, flagellato, condannato, ucciso nella maniera più crudele e vergognosa? Più che aver vinto sembra essere stato tradito, rifiutato, ridotto a nulla, e quindi sconfitto, clamorosamente. In cosa consiste la sua vittoria? Certamente nella resurrezione: la morte non può tenerlo in suo possesso. La sua vittoria è talmente potente da rendere partecipi di essa anche noi: si rende presente tra di noi e ci porta con sé nella vita piena, nella nuova creazione. Ma prima ancora la sua vittoria è stata l'atto stesso dell'amore più grande con il quale ha dato la vita per noi. Qui, nella sconfitta, egli trionfa pienamente. Penetrando in ogni angolo della morte, ci ha liberato da tutto quanto ci opprime e ha trasformato ogni nostro negativo, ogni nostro buio e dolore, in un incontro con lui, Dio, Amore, pienezza.
Paolo, ogni volta che pensava alla vittoria di Gesù, sembrava impazzire di gioia. Se egli, così affermava, ha affrontato ogni avversità, fino a quella suprema della morte e ha vinto, anche noi, con lui e in lui, possiamo vincere ogni difficoltà, anzi, grazie al suo amore, siamo «più che vincitori»:
«Io sono infatti persuaso che né morte né vita [...], né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore»
(Rm8,37;cf. 1 Cori5, 57).
Si comprende allora l'invito di Gesù a non avere più paura di niente:

"ABBIATE CORAGGIO, IO HO VINTO IL MONDO"

Questa parola di Gesù, che terremo viva durante tutto il mese, potrà infonderci fiducia e speranza. Per quanto dure e difficili possano essere le circostanze nelle quali ci troviamo, abbiamo la certezza che esse sono già state fatte proprie e superate da Gesù. Anche se noi non abbiamo la sua forza interiore, abbiamo lui stesso che vive e lotta con noi. «Se tu hai vinto il mondo - potremo dirgli quando ci sentiamo sopraffare dalle difficoltà, dalle prove, dalle tentazioni - saprai vincere anche questa mia 'tribolazione'. A me, alla mia famiglia, ai miei colleghi di lavoro quanto sta avvenendo sembra un ostacolo insormontabile, abbiamo l'impressione di non farcela, ma con te fra noi troveremo il coraggio e la forza per affrontare questa avversità, fino ad essere "più che vincitori"».

Non si tratta di avere una visione trionfalista della vita cristiana, come se tutto fosse facile e già risolto. Gesù è vittorioso proprio nel momento in cui vìve il dramma della sofferenza, dell'ingiustizia, dell'abbandono e della morte. La sua è la vittoria di chi affronta il dolore per amore, di chi crede nella vita dopo la morte. Forse anche noi, a volte, come Gesù e come i martiri, dovremo attendere il Cielo per vedere la piena vittoria sul male. Spesso si ha timore a parlare del Paradiso, quasi che il suo pensiero fosse una droga per non affrontare con coraggio le difficoltà, un'anestesia per attutire le sofferenze, un alibi per non lottare contro le ingiustizie. La speranza del Cielo e la fede nella risurrezione sono invece un impulso potente ad affrontare ogni avversità, a sostenere gli altri nelle prove, a credere che la parola finale è quella dell'amore che vince l'odio, della vita che sconfigge la morte. Dunque, ogni volta che ci imbattiamo in qualsiasi difficoltà, personale, di quanti ci sono vicino, o di quelli di cui veniamo a conoscenza nelle diverse parti del mondo, rinnoviamo la fiducia in Gesù, presente in noi e tra noi, che ha vinto il mondo, che ci rende partecipi della sua stessa vittoria, che ci spalanca il Paradiso dove è andato a prepararci un posto. In questo modo troveremo il coraggio per affrontare ogni prova. Tutto potremo superare in colui che ci da forza.
Fabio Ciardi












Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.


Suor Caterina Labouré  >   Madonna della medaglia miracolosa

Suor Giuseppa Alhama Valeria  >  Madre speranza





                                                 

                                                  











 
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